Giu 16

Il personaggio di Samuel in “Sirene”

In un quadro “storico” estremo di per se stesso, sia per la presenza onnipotente di un sole malato, sia per la scoperta ed il conseguente aggiogamento delle mitiche sirene, mute adescatrici ingabbiate, ci inoltriamo nella vicenda di Samuel, che par essere, qui, l’unico uomo dotato di ragione e di sentimento. Adottato sin dall’infanzia dall’ordine degli yakuza, addestrato per divenire un quadro, quindi scartato, diviene sorvegliante degli impianti relativi alle vasche-gabbie delle sirene. Lavoratore tanto diligente da ricevere in dono dagli yakuza una freeter giapponese, Sadako, donna che lui aveva amato “più di ogni altra cosa”, deceduta a causa del cancro alla pelle, ben presto, però, la sua capacità razionale si lascia irretire da una fascinazione, magnetica quasi, per una sirena mezzoalbina. Samuel pensa, infatti, prima di inoltrarsi sott’acqua per consumare l’irrazionale atto: “quello che sto per fare non ha senso”. E subito dopo, come una sfraghis che traccia il percorso evolutivo del personaggio, la voce fuoricampo aggiunge: “scacciò anche quel pensiero” (pag. 8).

È così che entrano in gioco, nel prosieguo delle vicende, la sensibilità ed il sentimentalismo di Samuel. La prima attitudine si dimostra attraverso un’ innata tendenza al ricordo, sebbene gli yakuza, anni prima, lo avessero schedato, dichiarando in lui un’ottima inclinazione al non ricordare. Questa tendenza, quasi in ogni luogo del romanzo, coincide con la rievocazione di Sadako. È proprio questa figura il filo conduttore di ogni gesto patetico e disperato di Samuel: è immaginando Sadako che decide di tatuare la pelle di Mia, definita carta da riso come quella della donna giapponese, ed è pensando di nuovo a lei che Samuel cercherà di far parlare la mezzoalbina, affinché almeno sussurri, soffi il nome dell’uomo che le ha donato la sua naturale cattività, tentando invano di imprimerle una qualche memoria. Questo gesto ci presenta, quindi, l’ideologia sentimentalista di Samuel che si convince di poter rendere la sirena cerebralmente umana, in una lotta non solo contro la bestialità dell’ ibrido, che in quanto tale non è dotato di ragione (infatti la sua mente, a pag. 145, verrà definita una tabula rasa),  ma in una lotta che lo coinvolge in prima persona e che arriva ad ucciderlo. Da qui le pagine 99-100:

 

Le ho dato un nome.
Il dolore diventa più forte. È per il tuo bene.
Un nome?
Mia.
Hassan lasciò andare il braccio di Samuel, che cominciò a massaggiarlo per riattivare la circolazione.
È un bel nome.
Fuori ormai era buio, completamente buio. A Samuel sembrava di avere la bocca piena di ovatta, gli occhi pieni di sabbia.
Hassan prese Samuel per le spalle e lo costrinse a voltarsi.
Ma lei non sa nemmeno di avere un nome. È meno di una cane. I cani lo sanno.
La voce di Hassan era diventata quella di Jack.
Samuel capì che stava per cadere, che le gambe non lo reggevano più. Abbracciò Hassan, appoggiò la testa contro la sua spalla, chiuse gli occhi.
È una sirena, Samuel. È una bestia.
È mezza umana.

Questa ostinazione non si deve considerare solamente come il risultato di uno spiccato sentimentalismo, piuttosto è anche un tentativo di rinascita, un progetto di salvazione delle sirene, a cui Samuel è stato capace di restituire la dignità perduta, dopo esser state dequalificate a carne da macello o da bordello, sebbene anche lo stesso abbia usufruito del loro estro. Pertanto, non bisogna dimenticare un fattore fondamentale per lo sviluppo delle vicende: la paternità di Samuel nei confronti della sirena Mia, che non è mai sentimentalizzata dallo stesso. È vero, in lui cresce un desiderio quasi paterno di istruirla e di curarla, come abbiamo già detto, ma è anche evidente che, mentre il personaggio diventa più debole, il desiderio si fa più forte, e si canalizza, naturalmente,  nel  violento incesto. È la memoria, e quindi il dolore, la condanna a morte di Samuel, è il bisogno disperato d’amore, di ritrovarsi negli occhi e nelle carezze di un’altra Sadako: Mia.

Quello di Samuel, più in generale, è un progetto di salvezza per l’umanità tutta: le sirene sopravvivono al sole nero e di conseguenza al cancro alla pelle. La figlia di Mia, nata grazie al seme di Samuel, quindi per tre quarti umana, può rappresentare il bocciolo di una nuova specie, di una realtà estrema che insorge contro la crudeltà dell’uomo e contro la sua ignoranza. Samuel, inconsapevolmente o no, ha trovato un’alternativa alla sua sopravvivenza monotona ad Underwater, la morte, e ai boscimani d’Africa.

giugno 2010

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