Lug 13

Introduzione alla lettura di Melania Mazzucco

Sin dal suo primo romanzo, Il bacio della Medusa (Baldini & Castoldi, 1996), Melania Mazzucco si è guadagnata uno spazio ragguardevole nel panorama letterario odierno rivelando subito le sue qualità di narratrice. I suoi libri hanno destato l’interesse della critica già prima del successo fin troppo scontato dell’ultimo romanzo, Vita. Ciò che ha colpito nei suoi romanzi, infatti, è la forte tensione costruttiva che sostiene una sorprendente ricchezza inventiva: la scrittrice ha storie da raccontare ma anche una grande capacità di orchestrare l’ampia sua materia.

Eppure dentro la sua ben congegnata architettura il romanzo della Mazzucco si contamina. Nella Camera di Baltus (Baldini & Castoldi, 1998) ad esempio, tre storie si richiamano vicendevolmente in un gioco di corrispondenze, di simmetrie e di necessari slittamenti temporali. Così la vicenda del Maestro pittore degli affreschi quattrocenteschi ritrovati nel castello di Bastia del Garbo fa da specchio a quella del critico venuto a fare l’expertise dell’opera d’arte, nel settembre del 1992, e a quella di Baltus, il giovane ufficiale francese che, ferito gravemente durante la guerra delle Alpi combattuta tra francesi repubblicani e piemontesi, alla fine del settecento, venne lasciato nella camera che prese il nome da lui.

L’espandersi e il lussureggiare della fabula, tuttavia, non scalfiscono la forte coesione interna del romanzo che conferma, in tal modo, la propria vitalità di genere plurimo e aperto, capace di annettere linguaggi diversi, di smembrare il proprio corpo per poi ricostituire una nuova e più salda interezza.

In questa pratica di una narrativa impura che vuole saggiare le infinite possibilità di lettura del mondo la Mazzucco pronuncia anzi il suo inequivocabile atto di fede nel genere romanzo.

In Lei così amata (Rizzoli, 2002) ad esempio, la scrittrice coniuga materiale biografico (lettere, diari, fotografie riguardanti Annemarie Schwarzenbach, una poliedrica figura di scrittrice, giornalista, archeologa, fotografa) e invenzione, dopo avere aperto il romanzo con una eccezionale prova di bravura: gli ultimi momenti della vita della protagonista, che precedono l’incidente mortale in bicicletta, sono raccontati al rallentatore mentre silmultaneamente vengono sorpresi in varie situazioni e in vari luoghi del mondo gli altri personaggi che l’hanno accompagnata nella sua breve, inquieta e appassionata esistenza.

Così, avvalendosi di tecniche e linguaggi mutuati da altre arti, in particolare dal cinema, e insieme manipolando la letteratura del passato, la Mazzucco arricchisce e incrementa le possibilità espressive e le prospettive conoscitive del genere romanzo.

Non sorprende, dunque, che da ultimo la scrittrice si sia cimentata con la stesura di un romanzo storico di ampio respiro. In Vita (Rizzoli, 2003) la ripresa di genere si avvale di un collaudato esercizio combinatorio che intreccia sapientemente presente e passato, ricerca documentaria e invenzione, memoria privata e Storia, autobiografia e indagine sociale. In un momento in cui il dramma dell’emigrazione torna a riproporsi con ruoli ribaltati nel nostro paese, la scrittrice ripesca una vecchia storia di famiglia che acquista anche per questo un valore conoscivo imprevisto.

Nel 1989, infatti, la Mazzucco, a quanto racconta in una sua prosa recente intitolata Loro (pubblicata nella sezione Società del volume a più voci, ideato da Benedetta Centovalli, Patrie impure), si era imbattuta nel problema degli immigrati.

La scrittrice, allora allieva del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, si interrogava sulla presenza di questi nuovi soggetti sociali, ma, alcuni anni più tardi, quando il fenomeno è diventato macroscopico, alle prese col suo ultimo romanzo, la rievocazione di quella prima ricognizione acquista per lei il valore di un’esperienza conoscitiva speciale:

Le storie che decine di persone ci hanno raccontato sono andate perse perché le parole se le porta il vento; le abbiamo dimenticate per anni, e abbiamo lasciato ad altri il compito di catalogarle, raccoglierle, inventarle. Alla mia memoria sono riaffiorate, frammentarie e inservibili, solo quando ho cominciato a ricordare le storie d’America che aveva raccontato ai suoi figli il padre di mio padre. A volte le sue storie ricordano quelle che mi hanno raccontato allla stazione Termini o nel canile sotto le mura Vaticane, a volte no.

Osservazione della realtà e memoria autobiografica si illuminano reciprocamente, ciò che accade al di fuori, ciò che sembra riguardare gli estranei, gli altri, ‘Loro’, può immediatamente essere riconvertito in una esperienza personale, diviene per tale via qualcosa che riguarda da molto vicino tutti noi. Il dramma dell’emigrazione attiva i ricordi e questi forniscono le coordinate umane per comprendere lo «strazio» e la «speranza » che sempre accompagna gli espatriati. Un decennio dopo questo rilevamento, allora, il racconto della vicenda dei due emigranti ragazzini, Vita e Diamante, prospetterà non solo la ricostruzione di una storia privata, al fine di recuperare le proprie radici, ma offrirà anche una lente attraverso cui guardare con nuova consapevolezza il presente.

aprile 2004

Opere dell’autore:

  • Il bacio della Medusa (Baldini & Castoldi 1996)
  • La camera di Baltus (Baldini & Castoldi 1998)
  • Lei così amata (Rizzoli 2000)
  • Vita (Rizzoli 2003)
  • Un giorno perfetto (Rizzoli 2005)
  • La lunga attesa dell’angelo (Rizzoli 2008)
  • Limbo (Einaudi 2012)
  • Il bassotto e la Regina (Einaudi 2012)
  • Sei come sei (Einaudi 2013)
  • Io sono con te. Storia di Brigitte (Einaudi 2016)

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