Lug 08

“Cuore di madre”, Roberto Alajmo: Capitolo 5

La dimensione onirica con cui si apre il quinto capitolo è, sicuramente, emblematica. Il bambino è ancora a casa di Cosimo, perché “quelli” non sono venuti a prenderlo, anzi, sono in ritardo, già da due giorni, e Cosimo, in preda a sonni inquieti, sogna, anche se è ormai l’alba.

Nella scena del sogno, Cosimo e il bambino sono su una spiaggia tropicale. Il bambino scappa e Cosimo lo insegue, per spiegargli che non gli farà alcun male, ma non lo raggiungerà mai, perché i suoi passi diventano “passettini piccoli, piccoli”. Il sogno riflette la realtà o la realtà è un sogno?

Qualunque sia la verità del libro di Roberto Alajmo, nel quale l’atmosfera irreale pervade ogni azione, si può mettere in evidenza l’identificazione che Cosimo ha con il bambino, e il suo inconsapevole desiderio di autonomia dalla madre, con la quale ha invece un rapporto di simbiosi e dunque malato. Cosimo è un uomo adulto, ma non è in grado o non vuole gestire la propria vita, che affida continuamente alle direttive della madre.

Lo vediamo alle prese col bambino in maniera goffa, inadeguata, così come in maniera goffa tenta, stavolta, di tenere lontana la madre. Ma poiché ogni dinamica relazionale malata implica rapporti interpersonali tra soggetti “non sani”, la madre non è da meno, e non si rassegna a lasciare andare il figlio. Eccola, allora, che piomba inaspettatamente a casa di Cosimo.
Vuole sapere perché il figlio non è andato da lei, e mentre chiede, si guarda attorno, in cerca di un indizio, di qualcosa, che possa svelare il segreto che, sicuramente, Cosimo le nasconde.

La vita e i pensieri di Cosimo sembra debbano appartenere solo alla madre; tutto quello che accade al di fuori della loro unione non ha senso e, dunque, non ha ragion d’essere.
Così, la storia delle coliche non la convince :

“Colla colica ti sei messo in macchina e sei andato fino al pronto soccorso?
E non potevi venire da me?” (p.93)

Cosimo sa, tuttavia, come ristabilire l’equilibrio, la dinamica del disagio psichico ha infatti una sua logica, e invita la madre ad andare al supermercato. E’ ancora il cibo, che nel romanzo acquista un valore simbolico particolare, a fare da trade-union tra madre e figlio. Tutto sembra essere andato per il meglio, hanno fatto la spesa insieme e Cosimo la riaccompagna a casa sua.

Ora può tornare ad occuparsi del bambino o meglio di se stesso, in quanto proiezione di sé sul bambino e gli porta in camera una decina di copie della Settimana Enigmistica, che poi è la lettura preferita di Cosimo.
Egli vuole comunicare col bambino, vuole fargli capire che sta dalla sua parte, ma ecco che il telefono squilla: è ancora sua madre.

Si scambiano per telefono poche ed essenziali frasi, così come è nello stile della scrittura di questo romanzo, che Alajmo realizza usando nella narrazione il tempo presente e un periodare breve, inserito nel discorso indiretto libero. Lo scrittore crea così quel necessario distacco emotivo che serve all’atmosfera surreale della storia. La madre sospetta che il figlio “la tradisca” con un’altra donna e torna a casa di Cosimo: stavolta, scoprirà l’esistenza del bambino.

“C’è un’accensione nello sguardo della madre. Sta fissando qualcosa che lui può immaginare,
incorniciato dalla porta della stanza degli ospiti.” (p.111)

Non a caso, Calcara, il paesino dove si svolge l’azione del libro, è espressione della Sicilia più interna, assolata, polverosa, dove lo stereotipo dell’isola che non cambia trova rispondenza nella figura di questa madre mediterranea, che, non riuscendo a spezzare il cordone ombelicale coi figli, preferisce fagocitarli.

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