Lug 08

“Cuore di madre”, Roberto Alajmo: Capitolo 3

Nella vita monotona e ripetitiva del protagonista del romanzo, Cosimo Tumminia, da tre giorni si è insinuato un elemento destabilizzante: un bambino rapito. Alcuni uomini, che Cosimo non chiama mai né con il nome di rapitori, né, tanto meno, col nome proprio, gli hanno chiesto di tenerlo per un po’ di tempo. Di questo bambino, il protagonista non conosce nulla, né il nome, né la storia. Cosimo ha provato a chiedere quanto tempo sarebbe passato prima che fossero tornati a prenderlo, ma ha ricevuto una risposta vaga. Gli hanno detto che ci vorrà qualche giorno per trovare un nascondiglio migliore; Cosimo, invece, avrebbe preferito sapere il numero preciso di giorni. Gli dispiacerebbe, infatti, dover cambiare a lungo i propri ritmi di vita.

Il capitolo si apre con il risveglio di Cosimo, il cui pensiero si sofferma prima su se stesso, come se nulla fosse, e poi va al bambino. Il rito del caffè quella mattina è sconvolto dall’assaggio di una delle merendine che ha comprato per il bambino. Il divieto di mangiare un cibo proibito dalla madre viene violato ora per la prima volta. Fino ad allora, infatti, benché adulto e con una propria casa, Cosimo non era ancora riuscito a infrangere questo tabù. E’ un moto di ribellione, di indipendenza dalla madre, che però verrà presto soffocato.

Dopo aver preparato il latte per il bambino, glielo passa dalla gattaiola: il cibo è l’unico motivo che li obbliga ad un contatto, seppur minimo e mediato da una porta. Il protagonista accende, quindi, il televisore, per avere notizie sul rapimento, ma invano. Il televisore, la radio e la Settimana Enigmistica sono i compagni di vita di Cosimo. Di persone in carne e ossa, oltre alla madre, nella sua vita, ce ne sono davvero poche. La signora Pina, la cameriera, è una di queste, ma i loro rapporti si esauriscono in un contatto una volta al mese, quando la signora passa dall’officina di Cosimo per ritirare la paga:

“Se avevano qualcosa da comunicarsi (…) la scrivevano e lasciavano il biglietto in vista.” (p. 50)

‘Quelli’ gli avevano detto che era meglio non fare venire per un po’ la signora Pina e questo aveva ulteriormente impensierito Cosimo, dal momento che la signora andava in casa sua solo una volta la settimana. Allontanare la signora Pina per Cosimo non era stato un gran problema perché “pur non avendola mai vista, alla madre non è mai piaciuta, così come in generale non le piace che qualcuno si occupi delle cose del figlio al posto suo.” (p. 49) Si sente con decisione, in questa frase, la forza dell’ingerenza della madre nella vita di Cosimo.

Punto centrale di tutto il romanzo è il rapporto tra Cosimo e la madre, figura forte e imponente che domina il figlio in tutte le sfaccettature della sua vita e che si inserirà prepotentemente anche nel rapporto tra il figlio e il bambino, che poi non è altro che l’alter ego del protagonista. Sul bambino, infatti, Cosimo proietterà tutte le sue attese, tenterà, tramite questo nuovo compagno di solitudine, di rivivere il rapporto con il padre, che gli era sempre stato troppo lontano e che , per altro, era venuto meno prematuramente.

Ritornando a casa dal lavoro, il protagonista compie un altro gesto di ribellione, decidendo all’improvviso di non andare a casa della madre, come, invece, fa ogni giorno. In realtà, si era ripromesso di non fare nulla di diverso in quei giorni, ma “oggi non ha voglia di affrontare discussioni.” (p. 51) Arrivato a casa decide di passare, sempre attraverso la gattaiola, tutte le merendine al bambino; tenta così di eliminare l’unico motivo di contatto tra loro due, per continuare a svolgere la sua vita di sempre, per non inserire nuovi gesti tra quelli quotidiani, quasi rituali.

Ma ad un tratto, quasi senza accorgersene, Cosimo compie il gesto che si era imposto di non fare: apre la porta della stanza in cui è rinchiuso il bambino e vede che ”Il bambino è un bambino.” (p. 52) Quando se lo ritrova dinanzi, rannicchiato sul letto, con l’aria spaventata, gli sembra assurdo di avere avuto paura di quell’esserino. Cosimo gli si avvicina, ma lui si rannicchia ancora di più. Vorrebbe tranquillizzarlo con una carezza, ma al contatto il bambino inizia ad urlare. Il protagonista non sa cosa fare, non ha mai avuto rapporti con i bambini. Pensa allora che, in un caso simile, il padre gli avrebbe dato uno schiaffo. E così fa, anche se non avrebbe voluto;avrebbe voluto solo fargli capire che da lui non ha nulla da temere. Il bambino smette di urlare e comincia a piangere, ma non appena Cosimo si allontana, cessa anche il pianto. Chiusa la porta, va a letto, e nonostante abbia sempre avuto difficoltà a dormire, si addormenta subito. Questo incontro con il bambino è il primo maldestro tentativo di Cosimo di costruire un rapporto, di entrare in contatto con il mondo dell’infanzia e con il bambino che è in lui.

L’indomani Cosimo decide di non andare a lavoro: clienti non ne vede mai e vuole trovarsi in casa quando verranno a riprendersi il bambino. In cambio i rapitori gli hanno promesso del denaro, che gli farà molto comodo. Certo Cosimo avrebbe tenuto il bambino anche senza compenso, perché non è nelle condizioni di negare qualcosa a quella gente, ma avrebbe preferito sapere con precisione quanto denaro riceverà.”Quanti giorni, quanti soldi.” (p. 56) “Ammesso che vengano. Ammesso che lo paghino.” (p. 57)

Comincia ad insinuarsi nella mente di Cosimo l’idea che i rapitori non si faranno più vedere. Del resto sono passati tre giorni e nessuno si è fatto vivo. Cosimo, così preciso e metodico, non riesce a comprendere come i rapitori non abbiano già sistemato il bambino altrove, dal momento che la sua casa avrebbe dovuto essere un nascondiglio temporaneo.

Cosimo tenta di avere un altro contatto con il bambino ed entra nella stanza. La reazione è la stessa della sera precedente, ma adesso Cosimo fa solo finta di colpirlo con uno schiaffo, e quando comincia a piangere, il protagonista decide di abbracciarlo, così come faceva sua madre quando lui era piccolo. L’abbraccio è un estremo tentativo di entrare in relazione con il bambino, con un altro essere umano. E’ da tanto tempo che Cosimo non abbraccia qualcuno che non sia la madre e sente di essere goffo, perchè non ha mai abbracciato un bambino.

Il piccolo comincia a dimenarsi, vuole liberarsi da quell’abbraccio, ma Cosimo s’intestardisce e non molla la presa. Forse il bambino sta pensando che si tratti di un’aggressione sessuale. Arriva addirittura a sentire dei rumori provenire dalla cucina, ma per lui quella è una sensazione nuova, diversa e talmente necessaria da non riuscire a staccarsi. Cosimo sente che adesso il bambino cerca di baciargli l’orecchio: ha davvero frainteso. Ma presto si rende conto che a fraintendere è stato lui, perché il bambino lo sta mordendo e non baciando. Arriva addirittura a staccargli un pezzettino del lobo. Segue una minuziosa descrizione delle fasi successive, del suo andare a lavare e a disinfettare l’orecchio, di tutto ciò che gli passa per la mente.

Il messaggio rassicurante che Cosimo voleva trasmettere al bambino, con la carezza prima e con l’abbraccio poi, è stato del tutto incompreso. Non c’è comunicazione tra loro, non c’è empatia. Cosimo avrebbe voluto instaurare con il bambino un buon rapporto, un rapporto fatto di complicità e di amicizia. Ma questo il bambino non riesce a capirlo, continua ad avere stupidamente paura di lui; del resto neanche a Cosimo è chiaro ciò che il bambino prova o desidera, quello che si attende o che lo spaventa. Cosimo stesso, infatti, non riesce a comprendere che tipo di sentimento lo avvicini al bambino: ha il dubbio che un trasporto malsano lo spinga verso quella creatura e che effettivamente il suo desiderio profondo sia quello di aggredirlo sessualmente. Cosimo è disorientato, quest’esserino che si è insinuato nella sua vita gli provoca confusione e incertezze mai provate prima.

Quando Cosimo ritorna nella stanza, il bambino è in piedi con in mano il bracciolo della poltrona. E’ un disperato tentativo di fuggire, di liberarsi. Uno scarno dialogo tra i due, fatto di brevi battute, culmina nell’agevole neutralizzazione del piccolo, che cade in terra svenuto.

Sin dai primi momenti Cosimo appare imbarazzato e impaurito dal bambino. Il bambino è una realtà troppo diversa, nuova e dirompente per Cosimo, che scardina il suo mondo e sconvolge la sua vita, forse perché il bambino non è altro che la cartina di tornasole del suo essere.

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