Lug 08

Françoise-Modeste

Françoise-Modeste è uno dei personaggi principali e compare in quattro monologhi. Nella sua storia si può scorgere una sorta di formazione che va dal periodo in cui denuncia Olympe, al giorno del processo. Pur avendo 14 anni si caratterizza subito per un desiderio di vivere fino in fondo i doveri della Rivoluzione che, come dice lei stessa riguardano “anche le donne” (p. 31).

Denunciando Olympe crede di essere utile alla società,
in quanto compito di una vera rivoluzionaria è quello di denunciare senza esitazione qualsiasi minaccia di anarchismo, che sia vera o presunta.

Ammira la donna che denuncia per la forza con cui porta avanti le sue idee, anche se in realtà non ha la capacità di comprendere che Olympe non è un’anarchica, ma una donna che rivendica diritti e doveri che diano piena dignità all’essere donna.

Alla fine ciò da cui è mossa è lo stesso anelito che muove Olympe: l’amore per la libertà. Nonostante la sua giovane età sente su di sé il peso delle responsabilità che si addicono ad una vera giacobina: l’importanza di portare la coccarda bene in vista, oppure la decisione di tagliare i capelli corti.

“La giacobina di rue Huchette” (p. 121) ha inoltre un rapporto conflittuale con la madre che parlando con il marito la definisce “una storditella” (p. 118). E’ dunque lei stessa a subire una forma di “autoritarismo”. Si percepisce da particolari come il fatto che Françoise
non possa uscire da sola, per arrivare al culmine: il divieto di sposare Nicolas. Lui è l’unico a comprendere il suo patriottismo, a parlare con lei riguardo le questioni più stringenti della Rivoluzione. Lei è innamorata
e vede in lui l’uomo perfetto, che spende la sua vita per gli ideali rivoluzionari. Nicolas vorrebbe sposare Françoise ma la madre non lo permette, a causa della sua giovane età, e lo dà in sposo alla sorella più grande.

Ma anche il sentimento è diventato un ci-devant,
per così dire. E’ stato questo più di ogni altra cosa,
che mi ha fatto rattrappire il cuore.

Françoise cresce e non capisce il perché profondo delle cose che le accadono intorno. Non trova una verità delle cose. Questo sentimento si palesa nel suo quarto ed ultimo monologo, legato al processo di Olympe. Françoise-Modeste ha un solo desiderio nel cuore, quello della Verità. In fin dei conti lei stessa non si definisce una delatrice ma una patriota che desidera la giustizia.

La sua deposizione corrisponde alle prime righe del monologo, ed è caratterizzata da un lessico semplice e molto stringato in cui Françoise sostiene che la donna davanti a lei è la stessa che aveva portato al padre il manifesto Le Tre Urne.

Il processo si è aperto e ognuno cerca di far valere il
suo giudizio, perché ho scoperto che la giustizia non è altro che questo, un giudizio che prevale sugli altri non importa come né perché, io dico soltanto: è lei.

Il momento del tanto atteso processo assume una connotazione epifanica, non mostrandosi però come portatore della verità su Olympe ma come fallimento della giustizia in cui lei credeva.

Françoise dunque vive pienamente su di sé il peso delle contraddizioni proprie della Rivoluzione. La sua formazione non arriva ad un punto di compimento, e alla fine si ritrova incapace di scindere il vero dal falso, la giustizia dall’errore. Infatti è proprio durante il processo che comincia a farsi strada il dubbio di avere sbagliato nei confronti di Olympe, di non aver saputo riconoscere veramente la donna che avrebbe riscattato anche al sua Libertà e il suo desiderio di giustizia.

giugno 2005

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