Lug 08

Il giudice, Claude e il boia

Olympe de Gouges, nata con una immaginazione esaltata, ha scambiato il suo delirio per un’ispirazione della natura: ha voluto essere Uomo di Stato. Ieri la legge ha punito questa cospiratrice per aver dimenticato le virtù che appartengono al suo sesso (La feuille du Salut Public, p. 329).

Queste parole sigillano la morte di Olympe de Gouges, condannata per aver opposto la forza delle ragione alle vane pretese di supremazia ideologica che mirano a mortificare i suoi tentativi di opporsi alla degenerazione delle stesse istanze rivoluzionarie nel periodo del terrore.

Il giudice reputa indegno il manifesto Le Tre Urne in quanto “non si è mai vista una donna che pretende di indicare il cammino giusto agli uomini di governo”; l’opera presuppone un uso di parole dai significati intrinsecamente sensati, ma generate da chi, per una colpevole marginalizzazione sociale, non aveva la facoltà di parlare. La violenza diventa legge, incarnata da un uomo che si sente privato da una donna dei diritti che gli appartengono per convenzione; così, la scrittura di Olympe diviene il simbolo delle consapevolezza del potere che il “gentil sesso” poteva esercitare, e lo svalutarla, l’aborrirla, significava denunciare la paura di questo stesso potere. Il Grande Accusatore punisce l’imputata per non essersi conformata alla condotta più adeguata al suo sesso, ossia l’avere scritto alla Francia piuttosto che all’amante.

La fredda determinazione dell’eroina della Cutrufelli non sbiadisce neppure di fronte agli occhi del boia che la consegnerà alla “morte assoluta”: Henri Sanson, succube della volontà paterna, carnefice sconfitto e oppresso, esecutore della sentenza di morte di colei che ha stabilito di morire libera in una società di schiavi. La figura del pavido giustiziere, inghiottito dalla miseria e dal terrore del suo tempo, è presentata attraverso le ultime parole di Olympe con un’intensità espressiva tale de fare impallidire la sua immagine.

Spesso, però, abusi e pregiudizi fanno parte di una sovrastruttura sociale attraversata soltanto sotterraneamente da poche voci che si distaccano dal coro della maggioranza. Non a caso il giovane Claude, tacitamente, si affianca alla sensibilità di Olympe; forse nell’intimo comprende che le donne non sono “rappresentazioni”, non veicolano significati e che la diversità tra donna e uomo non comporta una mera gerarchizzazione. Il timore nei confronti di chi detiene il potere e ne abusa, impedisce agli individui di obbedire agli imperativi della propria morale, paralizza la coscienza, il cui Dio è il solo che gli uomini dovrebbero adorare.
La lotta di Olympe per una parità di diritti e di doveri si tinge di toni accesi in una Parigi ingrigita, stremata e agonizzante, “toccata al cuore dal pugnale di una donna”.

giugno 2005

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