Lug 31

Introduzione alla lettura di Laura Pugno

Nel primo movimento del poemetto tripartito, Il colore oro, pubblicato contemporaneamente a Sirene nel 2007, Laura Pugno rivolge ad un tu non ancora identificato degli imperativi esortativi che lo indirizzano a valutare “con attenzione” ciò che vede:

occhio con dentro pelle di leopardo,
guarda
questo che vedi
con attenzione estrema: oro e nero
che sono il tuo occhio e la scatola
nera,
questo che adesso si prepara
nel buio si muovono animali bianchi
sono tori e cavalli
segui il loro muoversi
imperativi che lo guidano a rappresentare il mondo e a decifrarne la “matematica selvaggia”:
oppure, fai
della tua schiena
bianca, superficie di iscrizioni
perché qui è stato scritto
[…]
trova una tana,
dipingi le pareti con immagini di bestie
e vegetazione, se questo è tutto il mondo
se è terra costruita
e dentro terra selvaggia,
matematica selvaggia

L’esperienza individuale di questo personaggio, che nel quadro successivo sarà nominato hacker (ma non bisogna intendere il termine secondo quanto vorrebbe il luogo comune, cioè come pirata informatico, piuttosto nel suo significato originario di persona creativa capace di sfide intellettuali) acquista, come si vede, in virtù di immagini-emblemi e di un procedimento mitico-allegorico, il passo di un’esperienza universale. Senza per questo voler dire che essa si dispone secondo un percorso coerentemente logico che sia facilmente narrabile.

Se la dimensione del mondo costruito dagli uomini e quella della natura risponde a una matematica selvaggia è nella tensione costante fra caos e perfezione, fra ordine e disordine, che si gioca la sfida poetica di Laura Pugno. La sua scrittura esplora la metamorfosi del mondo percepito nei dati materiali, corporali, e tuttavia travalicato da continue incursioni nei territori della psiche e del sogno, in una commistione di realtà e virtualità, di passato e futuro, di spazio concreto e cyberspazio. Non è un caso che il nome del personaggio femminile del poemetto sia ricavato da Aidoru di William Gibson l’autore statunitense cyberpunk.

Laura Pugno del resto sa combinare codici diversi passando dal linguaggio della poesia a quello della prosa, da quello cinematografico a quello del videogame e, per tale via, dare espressione alla multiforme realtà contemporanea sia nei suoi aspetti più artificiali e ipertecnologici sia in quelli corporei ed eminentemente biologici. A saldare i poli di una così ardita ricerca sta il tema della memoria variamente declinato. In Sleepwalking, la raccolta di racconti pubblicata nel 2002, esso, per esempio si intreccia con quello del sogno che qui diviene una vera e propria riserva dei ricordi. Come accade, in particolare, ad Ester, la protagonista di Ustioni affetta da amnesia, che si sforza di dormire il più possibile per recuperare nel sogno frammenti della sua vita passata, o a Luz che, registrando i sogni di Fabio, vuole essere per lui una “memoria perfetta”.

Il valore della memoria, peraltro, non è sminuito, anzi viene ribadito, direi, dall’altrettanto fondamentale necessità di dimenticare, programmaticamente portata avanti dal protagonista di Ghiaccio, Mattias, il restauratore di mobili che paradossalmente attua invece “il lavoro del dimenticare” (p. 41).

Questo racconto, che a mio avviso è fra i più interessanti della raccolta, svela, in tal modo, alcuni importanti nodi conoscitivi dell’opera della Pugno e ne esemplifica le strategie della scrittura. Esercitarsi a dimenticare significa esorcizzare il dolore, sorvegliare le emozioni, tenere a bada la delusione. L’allenamento di Mattias (che richiama vagamente alla mente qello più estremo e crudele compiuto dai gemelli della Trilogia della città di K di Agota Kristof) ha un corrispettivo nell’assoluta asciuttezza, essenzialità della scelta stilistica.

Quest’altra cosa –che io ti dico adesso e che tu non desideri- è il vero mondo. A volte a Mattias sembra di essere stato agito, come se la sua stessa mente lo agisse, e come se un’altra mente più lenta, adesso, dentro di lui si ostinasse a ricordare. Gli viene in mente che quella sua con Neve era stata una clandestinità perfetta: senza darsi mai, senza lasciarsi andare, senza dire niente di più dello stretto necessario a procurarsi il prossimo incontro. Questo volevamo scomparire.

E certo bisognava passare, per questo rigoroso esercizio stilistico (che anche attraverso l’uso della terza persona distanzia una materia altrimenti tutta incentrata sulla soggettività) per raggiungere la misura perfetta del romanzo Sirene.

In un futuro imprecisato, ma che al lettore non appare poi così lontano, la scrittrice, forte di questo esordio narrativo, potrà ambientare la sua favola nera che mette in scena, in una città sotto l’oceano, in un mondo ritornato selvaggio, l’inesorabile distruzione del consorzio umano, sotto la minaccia del cancro nero, e tuttavia uno di loro, Samuel, colui che è uno scarto del corso per quadri yakuza, tenterà una possibile via di fuga…

Opere dell’autrice:

  • Il colore oro (Le Lettere 2007)
  • Sirene (Einaudi 2007, Marsilio 2017)
  • Quando verrai (minimum fax 2008)
  • Gilgames’ (Transeuropa 2009)
  • La mente paesaggio (Giulio Perrone Editore 2010)
  • Antartide (minimum fax 2011)
  • DNAct (Zona Editore 2012)
  • La caccia (Ponte alle Grazie 2012)
  • Bianco (Nottetempo 2016)
  • I diecimila giorni: Poesie scelte 1991-2016 (Feltrinelli 2016)
  • La ragazza selvaggia (Marsilio 2016)
  • Nàcar (Huerga & Fierro 2016)
  • La metà di bosco (Marsilio 2018)

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