Giu 17

…Una di quelle visioni senza parole che le possano dire…

Tra i tanti elementi che, nel romanzo Cose da pazzi di Evelina Santangelo, caratterizzano il personaggio di Rafael, la dimensione onirica riveste, senza dubbio, un ruolo di primaria importanza. Tali situazioni sono, in qualche modo, connotate dall’elemento luce, il quale è costantemente presente in tutto il romanzo, tanto che, per certi versi, sembra scandirne i vari momenti. Sulla base di ciò è, quindi, possibile suddividere la dimensione onirica di Rafael in due macro tipologie: l’onirismo del sogno notturno e quello ad occhi aperti. Nel primo caso l’immaginazione di Rafael si esplica in tutta la sua potenza attraverso fasi di incoscienza o semicoscienza e quindi in momenti al limite tra il sonno e la veglia; nel secondo caso, invece, tutto avviene in piena coscienza e talvolta anche in presenza di altre persone dalle quali Rafael si estranea entrando in una specie di dimensione altra, dove il ragazzo può dare libero sfogo alla sua fantasia.

Gli exempla più significativi dell’onirismo in veglia sono essenzialmente due: nel primo Rafael si trova nella pseudo parruccheria di Maura la Grossa e immagina le clienti come delle triglie con in testa, al posto dei bigodini, dei bignè (p. 80). Tale episodio rimanda ad una vera e propria dimensione infantile del protagonista e al suo modo immediato di leggere la realtà che lo circonda. Nel secondo caso, invece, il ragazzo immagina il quartiere Spina come un’enorme astronave, “un’astronave che si solleva piano da terra, sradicandosi dalle fogne…”. Tale immagine dell’astronave ritorna, più avanti, con un elemento aggiunto, infatti in fondo ad essa è comparso un buco “una via di fuga, da cui a un tratto prendono a colare decine di scarafaggini dorati. Cadono giù uno dopo l’altro per finire non si sa dove. Cadono e scompaiono, sospinti dalla calca” (pp. 263-280). Vi è in questa visione, a differenza della prima, una componente di riflessività che implica, difatti, non più la semplice e immediata lettura della realtà ma una vera e propria interpretazione di essa.

L’onirismo notturno si segnala, invece, per il modo in cui riaffiorano i turbamenti del protagonista, pertanto è da ricordare il sogno-incubo di Rafael avvenuto dopo aver visto il suo amico Lillo avere un rapporto sessuale a pagamento con Scarpetta lo Schifoso nella Casa Caduta. Rafael al buio, in camera sua, in un momento di dormiveglia vede offrirsi dinanzi a sé una carrellata confusa e convulsa dei personaggi del suo quartiere e non, ognuno con una propria sfumatura macabra e sinistra; essi appaiono e vengono percepiti da Rafael come degli avvoltoi che ruotano intorno a lui, vittima e spettatore impotente. La scena, permeata da un macabro erotismo, vede tutti con delle catene al collo inginocchiarsi dinanzi a Rafael con la testa premuta all’altezza dell’inguine. Rafael sente il fastidio, le cosce arrossate, la testa confusa, gli ritorna alla mente quello che aveva visto nella Casa Caduta, le visioni si convertono in dolore fisico e alla fine Rafael si risveglia urlando. (p. 138)

Come la stessa scrittrice ha sottolineato in un’intervista a Massimo Maugeri, quello del protagonista è un doppio immaginario, in quanto è influenzato tanto dal mondo di Piazza Spina quanto dai racconti della madre sui luoghi esotici della Colombia. Rafael, infatti, in una delle sue visioni associa i lamenti della Larva al verso che faceva sua madre quando, durante uno dei suoi racconti sulla Selva, entrava in scena Shapchico, il re della foresta. Da qui prende l’avvio la visione di questa Selva inquietante, dove chi si perdeva veniva catturato dal terribile Shapchico “e la notte si riempiva del suo inconfondibile belato che aveva un colore e un odore precisi, verde-muschio, diceva sua madre, o verde-pioggia”. (p. 232)

Di questa sua forte componente onirico-immaginativa Rafael è assolutamente cosciente, al punto da definire tali momenti, in una sorta di dichiarazione metaletteraria, “visioni senza parole che le possano dire”. (p.148)

Giugno 2013

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