Mar 31

Tempo di… diari

(di DOMENICA PERRONE)

Le parole non entrano in quarantena. Tempo di… diari.

Sabato 28 marzo 2020

Ore 18- Dopo nove giorni, passati rigorosamente in casa, stamattina, alle 8:30, sono uscita per fare la spesa. Munita di guanti e mascherina. Sì, anche se dicono che va portata dai malati e dai soggetti a rischio, ho deciso di metterla. Mi fa sentire meno esposta, mi fa sentire più tranquilla. Ho fatto la riserva settimanale di viveri. Voglio limitare al massimo le mie uscite!
Ho portato con me una nota puntuale delle cose da comprare. Non posso rischiare di dimenticarne qualcuna. In genere finisco quasi sempre per lasciare sul tavolo gli elenchi preparati dalla mia insostituibile colf.
Non sono sistematica, lo confesso, nella gestione della casa. Del resto, mi accade di ricordare ciò che mi serve via via che giro per i corridoi del supermercato e anche di scegliere, fuori elenco, prodotti, soprattutto biologici, arrivati imprevedibilmente sugli scaffali o altre cose che mi accorgo possono essermi utili. Male che vada c’è sempre Francesca, con cui consultarmi telefonicamente!
Ma, questa volta, non posso permettermi distrazioni. Anche lei rimane a casa: abbiamo deciso insieme di sospendere per il momento le sue venute.
Me la caverò da sola. Non devo andare all’Università: faccio le mie lezioni on-line. Posso dedicarmi alla casa, alla cucina. Non è difficile. Vivo da sola, mia figlia è a Roma. Posso farcela con poco. Il tempo non manca. Ora sì, potrò fare mille cose, mi dico. Ma ecco mi accorgo (senza capire bene come) che è già pomeriggio avanzato.

Hanno telefonato e ho telefonato. Ho scambiato notizie, ho fatto commenti sugli ultimi aggiornamenti forniti dalla stampa con amici e parenti. Ho pubblicato alcuni post su Facebook su temi che mi stanno a cuore. Per fortuna i messaggi WhatsApp stanno rallentando. Nei giorni passati ne siamo stati tutti inondati. Informazioni, video, vignette tragicomiche sono serviti a metabolizzare la segregazione, ma hanno fatto andare in tilt i cellulari.
Ed eccomi finalmente solo nel tardo pomeriggio (sembra incredibile) davanti al computer. È tutto il giorno che attendo questo momento.

Mercoledì, a conclusione della lezione di Letteratura italiana contemporanea ho proposto ai miei allievi di raccontare queste giornate segnate dall’ombra cupa del coronavirus. Sullo Specchio di carta, un anno fa, dopo un incontro con la redazione dell’«Espresso», abbiamo aperto la pagina “Diario palermitano” affidata soprattutto agli studenti del mio Corso.

In questi giorni di didattica on-line ho molto insistito, complice il Vittorini di Conversazione in Sicilia, sul valore delle parole, su come, attraverso di esse possiamo accrescere la nostra vita. Mai, come in questo momento, esse sono state così preziose.

Le parole non entrano in quarantena: collegano, sfidano la solitudine.

Per questo ho proposto ai miei studenti di raccoglierle come un inestimabile bottino da investire nella Borsa valori delle idee e del libero pensiero.
Incardiniamo il nostro percorso conoscitivo su elenchi di parole chiave: le curiamo, le nutriamo a partire dalla nostra esperienza.
E scrivere un diario è certo un modo per riattivarle, rinsanguarle alla luce del nostro vissuto.
Penso a Vittorini, a Brancati, a Sciascia. Ciascuno di loro in tempi diversi ha sottolineato l’importanza della scrittura diaristica.
Mi riprometto di leggere lunedì, a lezione, le loro pagine.

Ore 19- Vedo con piacere che sono arrivate le prime note diaristiche di alcuni studenti. Devo telefonare a Natalia per spiegarle come vorrei aggiornare la pagina del Diario palermitano dello Specchio di carta con questo nuovo Diario in tempo di…
Mi fermo. Cerco un sostantivo da aggiungere. Non mi va di mettere quarantena, coronavirus ecc. Forse lascerò dei puntini di sospensione in attesa di una parola che dia un senso più ricco alle nostre annotazioni, più aperto al futuro…

Ho visto peraltro che stanno fiorendo diari dappertutto. È ovvio: il genere ben si adatta a raccontare il presente in presa diretta. Lo stanno facendo anche alcuni scrittori su sollecitazione della “Lettura”. Il primo a scrivere è Sandro Veronesi che, a proposito del coronavirus, provocatoriamente ribalta la prospettiva: “Noi siamo il virus, gli uomini sono il virus, io sono il virus, e questa epidemia è la flotta di anticorpi che la Madre Terra ci ha spedito addosso per cercare di fermarci”. Ecco quello che più o meno penso da giorni! Posto la pagina su Facebook, la condivido subito anche col gruppo di Temi e forme della Letteratura italiana contemproranea.
Invio a Natalia le note degli studenti per pubblicarle.
Scendo soddisfatta a preparare la mia cena. Accendo la tv per avere le ultime notizie sull’andamento del contagio in Italia. Pare che ci sia qualche segnale di rallentamento, ma non bisogna abbassare la guardia.

29 marzo 2020

Ore 8:30- È bastato che il sole si facesse strada a tratti (in un cielo ancora indeciso se cedergli il passo) per farmi accogliere questa nuova giornata con speranza. La mia domenica sarà positiva, operosa. Mi aggiro nel terrazzo di casa mi lascio visitare dal paesaggio. Le placide Madonie là in fondo mi guardano benevole, il mare su cui si affacciano prova ad accendersi di azzurro. Ma è il grigio che sembra infine averla vinta.
Tuttavia non demordo. Ho appena letto, ancora sull’inserto culturale del “Corriere”, la bella intervista a Julia Kristeva. Le sue riflessioni sono pane per i miei denti. Mi affretto ad appuntarne alcune che mi toccano particolarmente, devo condividerle con i miei studenti:

«Persone già devastate dalla solitudine oggi si scoprono sole perché hanno le parole, i segni, le icone, ma hanno perso la carne delle parole, la sensazione, la condivisione, la tenerezza, il dovere verso l’altro, la preoccupazione dell’altro. La carne delle parole la offriamo in pasto al virus e alla malattia, ma eravamo già orfani di questa dimensione umana che è la passione condivisa».

Sì, tenerezza! È un sentimento che mi accompagna da giorni: tenerezza per mia figlia, i miei allievi, per l’umanità tutta che soffre.

Ore 12- Non ho riposto male le mie speranze. Il sole signoreggia in cielo, la corte delle nubi si è, per il momento, rispettosamente ritirata oltre i monti. E mi basta!…

Ore 19:01- Ho trascorso il pomeriggio leggendo (correggendo a volte) le annotazioni diaristiche dei miei allievi. Comincio così a conoscerli attraverso le cose che scrivono. Alla presenza fisica viene, per necessità, così anteposta quella della pagina scritta e, attraverso di essa, intravedo posture mentali, fisionomie interiori. Un’esperienza indubbiamente speciale che mi/ci insegna ad essere attenti in modo diverso gli uni con gli altri.
Natalia, intanto mi comunica che le prime note di Diario in tempo di… sono già on-line. Natalia che – insieme al suo nuovo impegno di insegnante assolto con passione e responsabilità – è parte attiva della conduzione del nostro sito! La sento vicina, la penso con affetto!
La nostra operosa domenica si conclude felicemente!

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