Ago 07

Finestra aperta su Sudabeh Mohafez tra passato e presente

(di ARIANNA DI BELLA)

Sudabeh Mohafez, nata a Teheran nel 1963 e ad oggi residente a Schwäbisch Hall, una piccola località di campagna nel Baden-Württemberg, cresce in un ambiente familiare interculturale e plurilingue: il tedesco è parlato dalla madre berlinese, il persiano è usato dal padre iraniano, mentre il francese veicola la comunicazione tra i genitori. I tre idiomi scandiscono così la quotidianità dell’autrice che vive, di fatto, già allora tra mondi diversi. All’apprestarsi della rivoluzione iraniana nel 1979 la madre decide di fare definitivamente ritorno in Germania e porre fine a un matrimonio che non funzionava più. La partenza dall’Iran è immediata e l’adolescente si trova così in poco tempo in un altro paese, senza poter elaborare il distacco dall’Iran, che ad oggi, a distanza di 40 anni, non ha più rivisto.

Superare la sensazione di sradicamento e solitudine non è facile, Mohafez, come racconta spesso, ha avuto bisogno di ben dieci anni per riuscire a elaborare il distacco dalla patria, il periodo più brutto della sua vita, superato grazie alla scrittura, definita ‘luogo’ dove trova la serenità e può tentare di scoprire le risposte alle domande sulla sua identità: Wo bin ich? Wer bin ich? Und wie bin ich? (Dove sono? Chi sono? E come sono?).  

Dopo gli studi universitari di musicologia, anglistica e scienze dell’educazione, Mohafez dirige, per alcuni anni, una casa famiglia e collabora con organizzazioni non governative che si occupano della prevenzione della violenza soprattutto su donne e bambini. Il confronto quotidiano con le traumatiche esperienze raccontate da chi ha subito maltrattamenti, e che ritornano spesso nelle sue opere, sono però talmente dolorose che iniziano a minare la stabilità mentale della scrittrice che decide così di lasciare il lavoro e partire. Lisbona, ritenuta la più orientale delle città occidentali, sarà sua nuova dimora per qualche anno.

I primi lavori di Mohafez inseriti in antologie e riviste risalgono al 1999, ma è nel 2004 il vero debutto con la pubblicazione di Wüstenhimmel Sternenland alla quale seguono altre opere di differenti generi letterari. Il talento dell’autrice è presto riconosciuto dagli specialisti come dimostrano le numerose borse di studio e le docenze di poetica attribuitele presso le università di Wiesbaden, Bayreuth e Monaco di Baviera. L’attività di scrittrice di Sudabeh Mohafez è costellata anche da diversi premi come l’Isla- Volante-Literaturpreis per il blog letterario zehn zeilen, la candidatura al premio Ingeborg Bachmann, l’Adelbert-von-Chamisso-Förderpreis e il MDR-Literaturpreis. Nonostante i prestigiosi riconoscimenti letterari, le diverse recensioni delle opere dell’autrice apparse nei Feuilleton di innumerevoli testate giornalistiche e le svariate interviste rilasciate alla radio o in programmi letterari, gli studi scientifici pubblicati, sia in Germania che in Italia, su Sudabeh Mohafez e i suoi testi risultano, ad oggi, ancora relativamente esigui.

In molte opere di Mohafez Oriente e Occidente si fondono offrendo una dimensione multipla, così come multipla sembra proprio l’identità dell’autrice, figlia di un padre iraniano, una madre berlinese e cresciuta in diverse lingue e culture: la scrittrice stessa confessa di non sentirsi né iraniana né tedesca, ma di essere tutte e due le cose insieme. La fusione dei due mondi di Mohafez dà forma all’interno della produzione letteraria a un piano surreale, una sorta di interspazio in cui vivono molti personaggi nati dalla penna della scrittrice. Nei testi che compongono il primo lavoro Wüstenhimmel Sternenland (Cielo di sabbia) si racconta, per esempio, sia della Germania che dell’Iran e dei loro rispettivi abitanti. Berlino e Teheran fanno da sfondo alle storie narrate, ma mentre la città tedesca è tratteggiata nella sua attualità, la capitale iraniana è quella dei ricordi. Quasi tutti i personaggi dei racconti in Wüstenhimmel Sternenland si muovono all’interno di una dimensione ‘altra’, a metà tra fantasia e realtà. Già nel testo di apertura, Sediment, il lettore si trova davanti a uno scenario insolito, un luogo dove il piano onirico si incontra con quello visionario e reale, come dimostrano le improvvise apparizioni e scomparse a Berlino del Damâwand, il monte che con i suoi sette mila metri di altezza è il punto di riferimento per gli abitanti di Teheran. La ‘corona’ di Teheran, non è più dunque solo un rimando al passato, ma è adesso anche parte del presente, della nuova vita della protagonista iraniana trasferitasi ormai da diversi anni nella capitale tedesca. Lo sguardo ‘altro’ con il quale la donna riesce ad osservare il monte e contemporaneamente il traffico della ‘sua’ Berlino offre, anche ai lettori, una modalità di osservazione della realtà certamente molteplice, ‘altra’.

Sono i ricordi degli elementi della natura legati al paesaggio iraniano a riportare i personaggi di Mohafez indietro nel tempo e a rievocare il passato che si fonde costantemente con il presente in Germania. Anche in Wüstenhimmel Sternenland, l’ultimo racconto dell’omonima raccolta, è il paesaggio naturale a rimandare al passato, qui è il ricordo della vastità del deserto e del cielo stellato a suscitare all’improvviso felicità e serenità. E a quel panorama stellato la protagonista Lea, adesso in Germania e ricoverata in ospedale, ricorre ogni volta che è triste o ha paura, come se quel luogo sabbioso sovrastato da una volta celeste trasformata in un vassoio luccicante di argento le infondesse sempre forza e coraggio.

Anche il ricordo ancora vivido dei profumi e colori della fiorente vegetazione medio-orientale che Mohafez conserva, svolge un ruolo rievocativo importante nella poetica dell’autrice come dimostra, per esempio, Vor Allâhs Thron (Davanti al trono di Allah), un altro racconto di Wüstenhimmel Sternenland. Qui Nâhid, la governante iraniana di una ricca famiglia tedesca residente a Teheran, durante una passeggiata, viene investita dal profumo intenso degli aranci che si alterna a quello degli asteri, degli oleandri, delle campanelle e dei gelsomini. I colori abbagliano la donna, le diverse sfumature di verde delle foglie di fico, che ombreggiano i suoi passi, lasciano il posto alle rose variopinte che si intrecciano con le molteplici tonalità di blu e turchese degli zampilli dell’acqua delle fontane.

La cultura e la tradizione iraniana trasmessele dal padre, la sua infanzia e il suo passato fanno dunque ancora parte di Mohafez. Così come è anche evidente in lei l’influsso della tradizione letteraria persiana, testimoniato dal frequente ricorso alla natura, al tono salmodiante e all’inflessione favolistica orientale che rimanda allo stile dei racconti di Shahrazad in Le mille e un notte.

I ricordi legati ai più svariati elementi naturalistici non sono dunque per Mohafez solo talismani in grado di farle superare i momenti di sconforto, ma appaiono soprattutto strumenti indispensabili nel processo di conservazione e, allo stesso tempo, di (ri)costruzione identitaria. Un processo particolarmente complesso nella scrittrice perché a un certo punto l’autrice sembra non accontentarsi più dei ricordi e non sentendosi a suo agio in Germania e non volendo più ritornare nel paese natale, a causa del regime politico, decide di andare alla ricerca di un’altra patria. A Lisbona Mohafez si sente rinascere. Dalla scrittrice poliglotta l’ulteriore confronto con una nuova realtà viene affrontato con determinazione e tenacia, in Portogallo ritrova se stessa e qui, infatti, si ferma per molto tempo. Lisbona non è solo il luogo in cui il paese d’origine e quello di adozione si uniscono, ma appare all’autrice come qualcosa di più, un vero e proprio ponte tra Occidente e Oriente e qui riesce finalmente a sentirsi allo stesso tempo una cittadina europea e orientale. Mohafez comprende di non essere più, o di non essere forse mai stata, solo iraniana e tedesca, ma ha la sensazione di aver fatto un passo più in là, è in Portogallo che la scrittrice raggiunge di fatto una dimensione cosmopolita, non circoscritta da confini geografici e/o linguistico- culturali.

La produzione letteraria di Sudabeh Mohafez, che spazia da saggi e racconti, a poesie e romanzi e libri illustrati, mette in luce i differenti aspetti della personalità e del pensiero dell’autrice. 

Di seguito le opere di Mohafez fino ad oggi pubblicate:

Schattenfraß. Ein Theatrum Mundi, MMKoehn Verlag, Leipzig, 2020.

Das Lied vom Flederwisch – ein fantastisches Bestiarium, Stralsund/Amsterdam, 2019.

Behalte den Flug im Gedächtnis, AZUR, Dresden, 2017.

Kitsune. Drei Mikroromane, AZUR, Dresden, 2016.

brennt, DuMont Verlag, Köln, 2010.

das zehn-zeilen-buch, 52 ultra kurzgeschichten, AZUR, Dresden, 2010.

Vorlesungen der Wiesbadener Poetikdozentur, in ‚nehmen sie mich beim wort im kreuzverhör‘, Fischer Verlag, 2010.

Gespräch in Meeresnähe, Arche Verlag, Zürich/Hamburg, 2005.

Wüstenhimmel Sternenland, Arche Verlag Zürich/Hamburg, 2004.

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