Set 28

Introduzione alla lettura di Elena Ferrante

(di DOMENICA PERRONE)

 

È nostra consuetudine concludere il Laboratorio “Incontro con gli scrittori”, che teniamo da ben sedici anni, dal 2003, con un’intervista all’autore la cui opera è stata oggetto di analisi approfondite. Si tratta ogni volta di un momento di confronto molto stimolante a cui gli studenti arrivano dopo essersi addestrati nei seminari settimanali all’utilizzo, sul campo, di una varietà di strumenti ermeneutici e avere opportunamente affinato la capacità di smontare, analizzare e interpretare un testo letterario.

Quello del 2018, per l’anonimato voluto fermamente dalla scrittrice che abbiamo scelto, Elena Ferrante, si è però convertito in una giornata di studi a cui hanno partecipato alcuni ricercatori che ne hanno investigato il caso e colleghi che nel nostro Dipartimento si occupano di traduzione.

Del resto tale appuntamento è stato, possiamo dire, un atto dovuto poiché, già dal 2006, in occasione del Laboratorio dedicato a Domenico Starnone e al suo romanzo Labilità, avevamo visto affiorare una trama intertestuale oltremodo interessante tra la sua opera e quella della misteriosa scrittrice napoletana attraverso l’analisi puntuale condotta da Simone Gatto, uno dei giovani e combattivi dottorandi che hanno animato, in quegli anni, insieme a me e Donatella La Monaca, una vitalissima comunità ermeneutica (cfr.http://www.lospecchiodicarta.it/2011/07/11/sommario-11/) (8/05/2018).

In quella occasione, alla articolata domanda postagli proprio da Gatto sul motivo del doppio ricorrente nella sua narrativa e sulle singolari coincidenze che tornavano ad affiorare anche dall’analisi di quel romanzo lo scrittore rispondeva con parole di apprezzamento per le analisi laboratoriali:

 

È abbastanza raro che si venga letti e seguiti con l’attenzione che ci avete messo voi. […]
È vero, ci sono dei punti di contatto tra i due libri. L’amore molesto è uscito molto prima di Via Gemito. Si può pensare che io abbia letto L’amore molesto e che abbia trovato in quel libro una spinta a scrivere il mio Via Gemito, come del resto trovai, all’epoca, una spinta a progettare il mio libro leggendo un testo assai diverso come Mistero napoletano di Ermanno Rea. Che dire? La Ferrante viene prima di me e ha influito sul mio Via Gemito, va benissimo. Certo bisogna dire anche che, prima della Ferrante, io avevo scritto Il salto con le aste, dove c’è una pagina che anticipa Via Gemito. Allora? Il salto con le aste ha aiutato la Ferrante? La materia narrativa dell’Amore molesto muove da quella pagina? Sono giochini, come vedete, di scarsa sostanza, le vie che portano alla nascita dei libri sono assai complicate.
Torniamo a noi, allora, alla questione, che hai sollevato, del senso di colpa. Il semplice fatto di essere stati messi al mondo, di aver abbandonato il corpo materno, di averlo lasciato dietro di noi definitivamente, genera sensi di colpa. Quel senso di colpa lo si può vivere in diversi modi, muovendo da diverse occasioni, a seconda delle esperienze. La protagonista della Ferrante mostra sensi di colpa perché la madre si è ammazzata, o almeno così pare. I sensi di colpa del personaggio di Via Gemito sono invece di altro tipo: nascono dal fatto di non essere intervenuto a difendere la madre contro il padre. Non si tratta di due manifestazioni ben distanti tra loro?
Con questo non voglio scoraggiare il tuo lavoro. Devo dire però che non è interessante perché vuole appurare se sono la Ferrante (non sono la Ferrante, ma i suoi libri mi piacciono molto), la questione è di scarsissimo rilievo. È interessante, invece, perché sfiora una serie di nodi importanti della creazione letteraria: che cos’è un’identità letteraria oggi, come si costruisce, come si definisce (per esempio: il Calvino di  Il barone rampante poteva scrivere Novecento  di Baricco)? Quanto influisce la comune origine regionale nella costruzione di uno stile? Perché certi scrittori che nascono in Campania o in Veneto o in Liguria o in Emilia Romagna si assomigliano quando scrivono? (Intervista a Starnone, 2006)

 

Il confronto, come si può notare, era stato intenso e profondo. L’intervista finale fatta allo scrittore dal gruppo del Laboratorio metteva sul banco della discussione questioni importanti che si allargavano dai temi specifici della narrativa starnoniana ai più generali nodi della creazione e dell’identità letterarie, al loro definirsi anche nel rapporto con una tradizione e una geografia. Il dibattito si era fatto affascinante e apriva interessanti prospettive di ricerca che tuttavia non potevano far accantonare la pista intrapresa del fruttuoso raffronto intertestuale.

La successiva pubblicazione della tetralogia dell’Amica geniale d’altra parte ha offerto subito nuovi e suggestivi riscontri che ci hanno spinto a riprendere le fila di quel primo approccio ‘indiretto’ suscitato già dallo studio dedicato all’autore napoletano che aveva rivelato ai nostri occhi (confermando un primo rilevamento di Luigi Galella che ne aveva parlato su “La Stampa”) sorprendenti affinità con la scrittrice dell’Amore molesto.

Sul mistero della Ferrante, come è noto, si sono via via interrogati, in vario modo e a vario titolo, studiosi di diversa provenienza e, naturalmente, molti giornalisti, soprattutto dopo il successo internazionale. Nella caccia all’identità, ci si è perfino spinti a ricorrere a metodi impropri come l’indagine patrimoniale (resa nota da Claudio Gatti sul “Sole 24 ore” del 2 ottobre 2016) che in Sicilia evoca ben altri e gravi misteri, quelli sì (ce lo ha insegnato Pio La Torre) giustamente da perseguire con ogni mezzo!

L’assurdità di tale approccio non poteva non richiamarci al nostro compito che è quello di conoscere, riconoscere, un autore leggendo e rileggendo alacremente i suoi libri. Un metodo base irrinunciabile, questo, su cui fondare tutti gli altri incentrati su più sofisticate pratiche scientifiche altrettanto necessarie. La presenza al nostro Seminario di Arjuna Tuzzi e Michele Cortelazzo, che hanno dato conto dei risultati delle ricerche già condotte, lo hanno ampiamente testimoniato. La loro ricognizione sulle similarità tra i testi della scrittrice e quelli di altri autori che, condotta con rigore scientifico, punta a coniugare indagine quantitativa e indagine qualitativa incontra infatti perfettamente la nostra. Chi volesse conoscere il loro lavoro può ora consultare il volume che raccoglie i contributi del workshop tenutosi a Padova il 7 settembre 2017 (Tuzzi, Cortelazzo, 2018).

In ogni caso va precisato che lo spirito che ha guidato la loro ricerca come pure la nostra, orientata su quella qualitativa (ma il Laboratorio di “Tecniche digitali e di analisi del testo” che abbiamo inaugurato in via sperimentale ha provato a coniugare metodo quantitativo computazionale con l’interpretazione semantica del dato) non è frutto di curiosità morbosa.

Se si è arrivati, per esempio, con puntuali riscontri a far affiorare dati che rinviano a una possibile identità è solo per raccogliere la sfida della scrittrice entrando nel suo affascinante gioco di occultamenti e disvelamenti.

In questa prospettiva eminentemente esperienziale, non è tanto la questione dell’identità che ci preme sciogliere, quanto risalire alle origini, alle ragioni della scrittura ferrantiana, ricostruirne in qualche modo la genesi.

Si è deciso così di esplorare l’itinerario narrativo della scrittrice aprendo il volume con il saggio Ricomporre i frammenti: Cronache del mal d’amore di Elena Ferrante, in cui Claudia Carmina propone una lettura unitaria dei romanzi che precedono L’amica geniale e rileva nella condensazione della materia narrativa e nella grammatica dell’eccesso un significativo elemento di discontinuità.

Il contributo di Donatella La Monaca si inoltra invece nel microcosmo narrativo della tetralogia inaugurata dall’Amica geniale  mostrando come in esso agisca, senza forzature o dirette filiazioni, l’eco dell’esperienza artistica di Anna Maria Ortese. Da questa prima ricognizione prendono slancio poi gli affondi intertestuali di chi scrive che, alla ricerca della irrintracciabile Elena Ferrante, si addentra in una spericolata lettura dell’Autobiografa erotica di Aristide Gambìa, e di Simone Gatto che prosegue le immersioni nei fondali segreti della narrativa di Starnone portando a galla sorprendenti coincidenze tra la cartografia letteraria dell’Amica geniale e quella di Via Gemito.

Da buoni palombari, che amano immergersi nel mare d’inchiostro, ci siamo tuffati, entrambi muniti solo di uno sguardo vigile, per cogliere il baluginìo di qualche perla lasciata cadere qua e là, e, di sicuro, non per esibire pistole fumanti (volendo riprendere la frase che commenta l’affannarsi dei critici per svelare il mistero dell’identità della scrittrice: «Nessuno di questi investigatori, a dire il vero, se n’è uscito finora con quella che può essere considerata una “pistola fumante”», passo della recensione redatta dal social dei libri Wuz e citato alle battute finali del saggio Alla ricerca della “irrintracciabile” Elena Ferrante, pubblicato in questo volume).

A queste analisi sghembe segue poi il saggio di Luciano Longo, che offre un’esemplificazione su come una prima esperienza di analisi informatizzata condotta sul terzo volume della tetralogia, Storia di chi fugge e di chi resta, possa favorire una critica interpretativa prestandosi a una varietà di interrogazioni.

Infine due documentate e ghiotte incursioni sulla ricezione e rilettura all’estero dell’Amica geniale arricchiscono di alcuni apporti significativi il nostro ‘incontro’ con la scrittrice. In particolare il saggio di Ambra Pinello con la sua analisi traduttologica dei titoli della saga ricostruisce una intrigante pagina della fortuna spagnola della tetralogia, mentre Valentina Castagna introduce, con dovizia di particolari, nel bel mezzo di un caso di Ferrante fever che si è trasformato nell’originale riduzione radiofonica realizzata da Timberlake Wertenbaker, la drammaturga anglo-americana dal forte piglio sperimentale, che nella sua messa in onda opera delle ardite scelte narrative e interpretative.

L’intervento di Claudia Gargano, al contrario, sposta l’attenzione sul nuovo impegno della scrittrice come columnist del Guardian, a partire dal 2018. Da questa ribalta internazionale, la Ferrante racconta di sé al suo pubblico riaffermando così il suo esistere esclusivo nella e per la scrittura. Con taglio diaristico torna infatti più volte a parlare di questa esperienza unica e fondamentale che è per lei il solo «modo di stare al mondo».

A concludere il volume arriva per ultimo come un gradito dono la testimonianza della traduttrice cinese dell’Amica geniale, Chen Ying, che racconta il sorprendente successo in Cina dei primi tre volumi della tetralogia (completatasi, come da lei annunciato, sempre nel 2018) provando a spiegarne le ragioni. Nel metterci a parte, inoltre, del suo metodo di traduzione, Ying svela le sfide che ha dovuto affrontare di fronte a quelle che lei chiama «tigri» ovvero le parole difficili da tradurre.

Approcci diversi si sono così intrecciati in questa che vuole essere la testimonianza di una parte del dialogo intrattenuto con la scrittrice napoletana. La serrata e appassionante discussione sull’opera protagonista del nostro laboratorio con il seguito di approfondimenti condotti dagli studenti si potrà seguire, come vuole la nostra consolidata pratica didattica sempre feconda di ulteriori sviluppi, su “Lo Specchio di Carta”.

 

 

 

Opere dell’autrice:

  • L’amore molesto (E/O, Roma 1992)
  • I giorni dell’abbandono (E/O, Roma 2002)
  • La frantumaglia (E/O, Roma 2003; 2007; nuova ed. ampliata 2016)
  • La figlia oscura (E/O, Roma 2006)
  • La spiaggia di notte (E/O, Roma 2007)
  • L’amica geniale (E/O, Roma 2011)
  • Storia del nuovo cognome. L’amica geniale vol. 2 (E/O, Roma 2012)
  • Cronache del mal d’amore: L’amore molesto, I giorni dell’abbandono e La figlia oscura, (E/O, Roma 2012)
  • Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale vol. 3 (E/O, Roma 2013)
  • Storia della bambina perduta. L’amica geniale vol. 4 (E/O, Roma 2014)
  • L’amica geniale. Ed. completa (E/O, Roma 2017)
  • L’invenzione occasionale (E/O, Roma 2019)

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